Descrizione
Sintesi storica del prodotto
La nascita della cultura vitivinicola nel Cilento viene attribuita ai greci che per primi nel VII secolo a.C. importarono in questo territorio sia nuovi vitigni che nuove tecniche di coltivazione e vinificazione.
In particolare furono gli Enotri che in seguito alla conquista delle coste ioniche risalendo le aree fluviali dell’ACRI e dell’ALENTO giunsero nel Cilento e nel Vallo di Diano dove vennero a contatto con popolazioni autoctone di origine sannitica e lucana che già con metodiche primitive conoscevano l’arte del vino. È quindi grazie ai Greci che queste popolazioni conoscono nuove colture di vite ma anche nuove tecniche di vinificazione tali da trasformare questa bevanda da semplice prodotto alimentare di uso domestico a bene ricercato sui mercati ed esportato prevalentemente via mare in tutte le regioni del Mediterraneo.
Intorno al 272 a.C. la conquista da parte dei Romani delle terre a sud del Sele e quindi anche del Cilento portò alla nascita di una nuova regione chiamata Lucania. L’insediamento dei Romani portò ad un miglioramento delle pratiche sia di coltura della vite che la sua commercializzazione. Dopo la caduta dell’impero Romano, fissata dagli storici intorno al 476 d.C. nel Cilento si insediarono le prime comunità di monaci di rito greco bizantino, comunemente conosciuti come monaci Basiliani.
Lo sviluppo del monachesimo basiliano e di quello latino definito come Benedettini, introdusse nel Cilento profonde innovazioni sia nel campo delle pratiche agricole sia nelle costruzioni sia nell’assistenza medica tanto da incrementare notevolmente la produzione di vino, grano ed olio.
Ad essi viene attribuita l’introduzione della tecnica di incellulamento, la coltivazione per terrazzamenti e l’introduzione di nuovi tipi di viti. Nello specifico il vino del Cilento e la sua pratica fu migliorata sia a livello qualitativo che quantitativo.
Rilievi etnico/antropologici
Da millenni la viticoltura è radicata sul territorio cilentano e ha contribuito a plasmarne il paesaggio. L’intima interazione vite-natura-uomo ha generato nel corso dei secoli varietà di vite adattate allo specifico territorio, frutto del sapere collettivo della comunità umana su di esso radicata, e di cui l’Italia intera è incredibilmente ricca.
Ma in epoca moderna, la cresciuta importanza economica del prodotto vino, l’omologazione dei gusti del consumatore verso vini con caratteristiche ben precise, il confronto con un mercato globale, soprattutto extra-europeo, che può sfruttare vaste superfici e manodopera a basso costo, ha indotto il sistema produttivo a privilegiare quei vitigni di facile commercializzazione, riducendo l’interesse per le varietà di antica coltivazione, relegandole al ruolo di vitigni minori. Questa dinamica ha condotto ad una drastica riduzione delle varietà di vitigni coltivati in ogni regione italiana, determinando l’abbandono dei vitigni locali, ed andando così ad erodere la biodiversità agricola della viticoltura italiana.
Negli ultimi anni, tuttavia, si sta osservando un’inversione di tendenza con il recupero del binomio vitigno-territorio, fondamentale per la tipizzazione e la differenziazione della produzione enologica italiana rispetto al mercato mondiale. La concorrenzialità dei prodotti agricoli italiani sfrutta sempre più il concetto di “tipicità”, ossia il grande legame che essi hanno con il territorio da cui prendono origine, anche nell’ottica di un’agricoltura sempre più rispettosa dell’ambiente.
Caratteristiche del prodotto
Il Cilento è una delle zone più ricche di bellezze naturali, caratterizzata da terreni di difficile coltivazione, che ben si prestano alla coltura della vite. Si trovano, soprattutto colline e montagne, oltre alle piccole piane costiere e alla grande pianura interna del Vallo di Diano, un tempo occupata da un lago. I vitigni locali, grazie alla natura argillosa-calcarea del terreno e al clima mediterraneo, regalano ogni anno uve pregiate, favorendo così la produzione dei vini del Cilento famosi in tutto il mondo.

