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Fagiolo della Regina di Gorga

Il fagiolo la Regina di Gorga é un’antica varietà di fagiolo bianco di tipo rampicante, coltivato a Gorga Cilento, un piccolo borgo del comune di Stio Cilento da cui prende il nome. La coltivazione tuttavia, interessa tutte le aree limitrofe al comune ed afferenti alle sorgenti del fiume Alento.

Categoria: Product ID: 22424

Descrizione

Sintesi storica del prodotto

La storia di questo prodotto é strettamente legata a quella del suo nome. In merito viene riproposta un’antica storia popolare che parte da Gorga e giunge fino a Napoli presso i palazzi dei regnanti Borbonici e che ne giustifica l’attribuzione del nome la Regina a questo fagiolo. Secondo questo racconto la regina Maria Carolina d’Asburgo era molto difficile in quanto a gusto sul cibo e raramente si riusciva ad accontentare cosi che un contadino di Gorga le fece reperire un sacchetto di fagioli locali che la regina una volta assaggiati volle assolutamente nel menù di corte. Da quel momento i fagioli di Gorga sono divenuti i fagioli la Regina di Gorga.
Esiste in verità un’altra interpretazione secondo la quale il nome Regina gli sarebbe stato attribuito in quanto di questo legume, come di altri, ve ne fosse una produzione massiccia per via del loro grande potere nutritivo in un periodo storico in cui era difficile imbandire le tavole con la carne.
Cosi il fagiolo regnava sulla tavola dei contadini di Stio e non solo, tanto che anche altri fagioli portano l’appellativo La Regina.

Rilievi etnico/antropologici

Questo prodotto conosciuto fin dai tempi dei Borboni, viene coltivato nel territorio di origine da sempre per via delle sue qualità di bene rifugio. Esso infatti, insieme alle castagne, per lungo tempo é stato un alleato essenziale delle famiglie contadine locali per superare i lunghi e freddi inverni.
Una testimonianza del legame esistente tra questa coltura ed il territorio é dato anche dalla presenza delle “fraveche”; ovvero dei terrazzamenti coltivabili fatti con muri in pietra nei pressi delle sorgenti ed oggi abbandonati.
Fino agli anni 50/70 questo prodotto era abbastanza conosciuto e lo testimoniano anche dei libri di ricette dove ne prevedono l’utilizzo. Detto ciò, il legume non ha avuto mai una forte commercializzazione, infatti la sua produzione era prettamente locale affidata ai contadini e alle massaie del posto. Successivamente, lo spopolamento delle aree rurali unito alla difficoltà di produzione del prodotto, hanno fatto si che esso fosse totalmente abbandonato e lasciato nel dimenticatoio. Solo di recente si sta cercando di rivalutarlo per riuscire a creare una microeconomia locale tale da generare nuovi posti di lavoro e quindi combattere lo spopolamento rurale che caratterizza il cuore del Cilento; ma anche per evitare la scomparsa di questo particolare legume in via di estinzione

Caratteristiche del prodotto

Il fagiolo la Regina di Gorga si presenta con una forma ovoidale simile ad una perla, di colore bianco e privo di striature; la sua polpa é compatta mentre la sua pianta ha un portamento di tipo rampicante.
La coltivazione di questo prezioso legume avviene solitamente in terreni argillosi a circa 400/600 mt di altitudine e la semina viene fatta a mano in un periodo che va da metà giugno a fine luglio contemporaneamente a quella del mais che gli faceva da sostegno. Oggi il mais é stato sostituito da altri mezzi come le reti o i pali in legno di erica.
La raccolta avviene invece a settembre attraverso due fasi: in una prima fase si raccolgono i baccelli più teneri il cui frutto viene utilizzato solitamente nelle insalate; in una seconda fase la restante parte del raccolto viene fatta essiccare al sole, i baccelli poi vengono sgusciati e setacciati al fine di eliminarne le impurità e preservare solo i frutti di migliore qualità.
Da un punto di vista alimentare, il fagiolo la Regina di Gorga si presenta con un sapore dolce e leggero. La sua leggerezza comporta un altro vantaggio quale appunto la sua elevata digeribilità.
Quest’ultima caratteristica é riconducibile alla scarsa presenza di magnesio contenuta nel legume e di cui le acque sorgive dell’Alento sarebbero prive. Sembrerebbe che siano proprio le acque dell’Alento il segreto di questa bontà.